Y GWYR YN ERBYN BYD
(BOUDICCA)


ADESTE HENDECASYLLABI QVOD ESTIS
OMNES VNDIQVE QVOTQVOT ESTIS OMNES

(MARCIVS VALERIVS CATVLLVS, CARMINA, XLII)



*

orgasma sino a strafarti di negre
zolle, tante a rifondarci le vene,
tu, che
questo
è l’abito da sposa della puerpera
nei luoghi del vissuto e non è il tempo
un medium che perpetri al lungo andare:
puoi
tu invece a piacimento sminuzzarlo
con la tua durlindana in similoro

…e non altrimenti che a pelle gasi-
ma poi, con condiscendenza saliente,
il seno, che hai bello, lascia ci baci
nel suo con calma sobbalzare spesso,
come musica da rifornimento
in volo di pernice sulle alpi…

dài salute: la gioventù che torna e
tra le tue viscere non può invecchiare:
non è un’istanza a smanacciar fondali e
alzar polvere e credere balugini
l’oscuro del mondo com’è da vero…

tanto la tua fattura, neanche nemo
oserebbe silurarla in abissi,
quando fai balena in apnea:
fichissima-
in
una discesa la più a lungo inferna,
giudecca tanta che nulla più segue…

ma poi delucidi sullo sprofondo e
ghigni:
« è sommità dell’altro mondo! »

*

in limine


ma lì- dove massimo è il tuo pericolo-
anche più rigoglio ha ciò che ti salva!

(traducendo federico erderino)

*

(prologhetto)
*

ma qual'è il dopaggio della corrazza?
solo di lagrime incontro ai patemi
(di sarcomi e attentati e stupri, d’ulcere e
manifestazioni del dove ovunque)
vivreste l’esserci senza la lòrica
d’altra stupefattrice rinascenza
bambina, scellerata e poi malandra-

no,
…è che sta trista
appresso al coito comunque la mandria:
ama i veleni, fan cara la vita

*

attacco
*

mago zurlì cambia la cacca in oro
e…
…proprio adesso canti fuori dal coro

*

meglio così: che l’anno si ribeva
la polpa degli atti più succulenti
in un solo sorso che quasi strozza-

sii alta, sturi in insaziata arsura…

*

i primi voli di uccelletti diurni:
negano l’assillo dell’epoca,
come ogni cosa volandoci sopra
tutta nel resto appare sperduta…

è spietato chi non ama speranze…

*

non ha importanza capirci qualcosa,
se succhi il sugo del frutto dal palmo:
l’amore sale e ci sfalda in farine-

ma noi tutte amiamo una sola amore,
e nessuno la comprende dell’altra…
se pure la lingua tutto blablàsse-

o ci si prova, si sprova, ci sprova:
le menti mancine siamo di civitas
le quali hanno solo svolte destrorse:

conviene barcamenarsi da subito,
sorvolare i sacri timori
del diluvio, della gëenna- l’incubo di
destarsi paperino in paperopoli

*

la premi nel mortaio e non è pronta,
ma non ha la fretta, viene alla fine-
se ti provoca, seguila- non perdere
quel filo esilissimo che a distanze
remote, e perciò dietro quella siepe
di domi d’asfodelo in schieramento,

*

è cominciata una sorta di svendita
del cuore, dal centro della metropoli
via via sino ai suburbi, senza sconti
in un via vai senza lei né drinchino
ai membri di sete della memoria
che impugna gli arti, quelli del lavoro,
e,
quando sono oltranze di sera,
puoi soltanto anelare a sparire

*

perdincibacco, retro a quelle fila
d’adusti cespi sul presentatàrm,
a forza di sfrigolii più e più cruenta
s’è spanta la corsia degli incurabili,
tanto più che per optare
tra un capestro o una gogna,
non è mai troppo presto

*

già avvezza al melograno la ripa
e pendici marezzate di scaglie
d’un granito a lampi, come una vipera
a beato ristoro su un secco greto
e sul palude le canne in gramaglie
di scocche ustionate di spinacristi;
redole puntellate di carrubi
serpono tra pruni, come ad immagine
o somiglianza del garrulo nulla;
sfugge uno stormo d’aironi all’allarme
e solo gli insetti i ciottoli premono
di sempre, macchiettandoli di bave,
mentre i trattori riportano avanti
dune e dossi e curvature dell’humus,
innanzi stravolgendo il bello sguardo
del disordine che c’era da prima…

…ecco come possiamo poi goderne:
che niente è il nostro futuro più lungi,
e zizzania il grano del gran raccolto…
e per questo anche una spiga, che dici…
un chicco è già buon compenso… …la cosa
tutta ed un persistere di piumaggi
che come solenne accenna nell’aria…

*

ormai è giunta: sorge da regaglie
che devi giocoforza battezzarla:
dal fondo una voce nota, ma in latebre,
ti suggerisce parlando accorata
di non tirare in ballo fatti scabri,
e non usare il frasario scorbutico
quale il mondo usa spesso con il mondo;
affastellato perché già in ritardo
un metallaro canta il romanoide:
il mondo mela un po’ marcia col verme…
senza raccogliere consenso alcuno.
onesto rossi cita onesto rossi.
allora la neolaureata in lettere
e nulla filosofia asorizza
e rosazza là per là una teoria
di nomi digesti da imitatori
prestoquattrocenteschi del boccaccio.
una femmina di tardi anni ottanta
cancrena un poco sul palco in pleibècche.
giunge sperata la pubblicità

*

eseguendo e slabbrando
con l’usura le guide, le piste,
come quando tutto passa:
avvita, avvita bene le porte

*
non si può certo appiattire l’icona:
ci sono gli ori, centrali di fede.
e dietro ogni ritratto si dichiara?
l’amore… pura speranza che resti…

*

se è soltanto amore sarà tradita!
se anche? noi missionarie d’amore
che altra possiamo se non amare
chi pure amore esile dea soffoca?

*

riposata alla cedevole acqua
col fianco ormai concesso a zuccherini,
basta lei volga verso noi la voce
e sembra averci offerto chissaché-

sì, certo, parlare è concesso:
è un
diritto, che tanto è tanto inutile:
da sempre nullezza e verbo intrallazzano…
…e allora cantiamo che passa sera!

*

l’eroine magnanime e gli eroi
che non temono sguazzare le calze
guadando leteolutulento lete,
ma rifuggono sola l’ignoranza, ah!…
tornano-
ma vanno a rifarsi il trucco-

*

dopo il complotto dei chicchirichì
l’albume incupisce più prestamente-
e se sfarfallano per l’aia biche
portate a spasso dal turbine estivo,
perlopiù quando strepe tra sterpaglie
la budella d’un agnello smarrito,
anche il montone si ribela il redo-

*

tra stagni di maremme e la bestemmia
di butteri un ondulato orizzonte,
tra una inumazione irresoluto
o una celestiale decollazione

*

tra riboboli consanguinei vanno
di rione in rione affidate ai lampioni
distanti l’un l’altra ad imitarsi-
non temono i crocchi di spacciatori
nordafricani e i due automobilisti
beceri in lite dopo l’incidente
come la vecchia barbona che vomita
e i turisti giapponesi che l’evitano
sono relegati in un’altra piega
di questo universo…

dai ballatoi, dopo la tempesta,
sui sampietrini sconnessi ricade
l’ennesima, come fatidica, goccia…

*

non è adeguato stilare il mondo
tirando tabelle di percentuali:
prendi un'accetta e disossa l'america:
sbocconcella assaggini e dì dell'africa-
fa più appetito il naso che il palato

*

un catarifrangente frantumato
sull’asfalto improvvisa un brulicare
d’esuli minuti e spauriti, avviva
poco distante tanta terra arata:
per i fuggiaschi è una rampa di lancio-

*

sotto la cisterna, presso l’incavo
d’un pietrone che faceva la scolta,
tra sbuffi dell’ortica e delle primule

su di un cartone da imballo sciava
una sorta d’età o un gliòmmero,

mentre col polistirolo grattato
nevicavamo la sua incompiutezza
perpetua…

*

novità se ne possono rifare,
in ogni segmento –basta un fischietto
puntato a capomastro e… l’elmetto
-naturalmente, quello è obbligatorio
(che dall’alto fanno sempre cadere)

*

una braga di cemento, bisogna…

e un puntello, ‘sto cuore fottutissimo

*

nel frattempo si prevenga col piombo
il movimento avverso delle arrese,
si ripaghi con fame l’assetato

*

ora dall’abuso, dalla spazzatura
ad una generazione -o all’altra-
il reale va soppiatto e a strepiti,
oppure cessa, tanto chi s’avvede

*

traspirando rinchiusi nel
casotto prefabbricato
dei carabinieri,
all’entrata d’una fornace di luglio
a forte boccea-
frustò furace l’ardito,
-ultima squilla per le scommesse-
un geco vanitoso e sanguefreddo…

*

s’investe di potere e guida
l’automobile sui viali
con la sagoma deforme.
fischietta -ilare
-canzone seicentotre-

*

attanasio è tanto crongio
che stava tracannando
dalla coppa dove alfio
ha vuotato
il risciacquo dei gargarismi:
e nel caffè
con la vetrina tutta a specchi
s’è ordinato un negroni e
s’è addormentato sul bancone

*

facinoroso viro il mussolini,
furfante tra schiamazzanti galletti,
nel mulinare di penne strappate,
un minuti quindici, lui -immoto
spendeva silente innanzi al tumulo
del vate, veggente per sempre orbo

*

hai capito bene, hai:
un non per noi lucroso
commercio d’animelle depredate
è la realtà

*

la deascòrdati del pensiero aleggia
su le cose inanimate o impietrite:
ma cos’è poi il nulla? è tutto è tutto…

*

cosa demette questa matria e a chi?
gli uccellini -un istante- si fissano
nella corrente, ma frullando ancora
l’ali e quindi il becco sembra affinarsi
nell’aria: tetti svanite: che cuore!
uh! le labbra delle donne, sì, restano
nella storia, dolci celle invidiate-
tutto passeggia, invoca: « vola, vola! » e…
la sembianza stessa del cielo: scossa
è da spensieratezze di volatili,

*

quando con l'afa si corruga il filo
d'orizzonte e solo un fischio nell'aria
di lucertola a nascondersi a muro

niente ombre mosse, col sole a picco
tutto si ferma in modo da non credere:

pompe di benzina senza tettoia
arroventano di ruggine e polvere,

e tutti quei giuramenti e tutt’altro
quel bailamme che potrebbe schiantarci:
s’alza un orlo al mondo e li si ramazza
fuori vista

*

(perché indovinelli in una repubblica?
c’è ancora bisogno di non lavoro?)
però, domani, l’oggi è stato fatto

*

lo stato italiano ubriaco s’aggrappa
all’arco alpino per non sprofondare
nel suo vero ventre del meridione-

ma se lo diceva anche giulio cesare:
« secondo a roma? sia primo tra i barbari! »

*

molto pesticida per l’umorismo
il governo ha emanato di stanziare:
ed il popolo tutto dei votanti
sta cercando il più confortante scampo
nel più spacciato di tutti i possibili:
è l’antrope o no la creatura quella
che finanzia monumenti per l’opera
e di nascosto recide il cordone
del fatto per rifarsi del disfatto?

*

una delibera, un decreto lampo!
un qualsiasi presidente intervenga,
tra i tanti che eleggiamo alla tornata,
ma sia chi ci fa ammutolire tutti,
a noi consesso di scemi infurbiti,
che assassiniamo di fatiche
pentagrammi ed -ultima non ultima-

aver terminati i doveri e dire:
« finalmente si gioca al totocalcio! »

*

al largo di lampedusa, a mare fondo e bigio
non più azzurro, che non è ferie d’agosto ma straniero,
il pesciame inseguono fugace i pescherecci siculi:

lo xiphias gladius,
prima che tempo di resa venga allo sfregio del raffio, conduce danza furiosa e al pèlago s’affonda
e imperla le nuche ai fiocinatori tumorate a sole
e a salsedine
e agli impari massacri i dorsi aggrava chinati…

i guardacoste libici, in acque extraterritoriali,
con la minaccia delle armi i pescatori gelesi
a fare rotta sul porto di zaura costringono,
ed è adesso catturato chi inseguiva la sua preda e
spalancava nella stiva del peschereccio i suoi carceri…

ma questi dispiegamenti, le arroganze e grugnite
le minacce in lingue tra loro inconciliabili, come mute,
non è per tutela dell’ambiente,
non per salvaguardia degli animali natanti,
è semmai per coercizione politica,
quando uno stato sovrano ma debole
s’afforza al cospetto di vicini maggiori
col ricatto d’un conflitto armato,

e noi maggiorenti, in tolda, tra tollerante
incomprensione ci dibattiamo e furioso interventismo;
è la medesima illogica
che apre la stagione di pesca, manco dettasse la luna:
dall’arpione trafitto pinna pinna, alla scarica
di kalashnikov sulla carena della speranza, non corre
differenza, è la medesima illogica che convince
che quella che è e che c’è è lì per chi se la prende,
e la toglie chi strepita e sventaglia più orcamente
come un cinematografo
meglio d’un cinematografo

*

-la messa è sfinita…
…diamole pace…
-la sagra riprende,
andiamo a bere!
(non che venissero a fregarci il posto-
fosse che è un tizio che non si confessa-
una creatura mai stata invitata…)

*

la terra, tremula ladra di polli,
s’accomoda ad incassare
altri nostri semi
nel suo grembo-
come coltre artificiale
questi colmi di calma
ma con tanto diletto al dramma

credeteci:
pei forviati testimoni che siamo
fasmate smunte abbellano il cosmo
e s’ammoscia la potenza di tarzan
in posa con la belva sottomessa
per l’autoscatto con la polaroidde
da spedire alla rubrica contatti
della rivista porno preferita…

invece,
le donne volenti alla polla piegano
e fanno tanti archi canterini,
arcate di bucato del ritinto
problema di luna…
-panni lavati
gocciano da potersi dissetare.

*

oh no, non resta alcun indugio
nel recesso del meato; la donna
quando bagnata ci stringe, ricorda
la venuta dal ferro ed il bel reduce,
pregando: « se affogo, sia quando torno
questa curiosa mai incessata mola… »
più sempre comoda e più morbidosa,
quando sbriciola crimini ed onori:
tutto assieme alla coorte del vespro
e tutto che luccica,
(sì, ma quando?)

e mauritania -incessante alito
d’afa gelosa ai nostri orti spira
ma…
era stagione clemente la notte-

*

« spacci le sostanze di comunione
e pretendi meno che ammazzamenti
quale pratica tipica e civile? »
« ma… veramente mi sono trovato
nel mezzo d’una zuffa tra coatti
e volevo cotenna e portafoglio
tenere l’uno l’altro senza graffi… »
« se è così… unisciti al nostro clébbe! »

*

« ma per saperla ci vorrebbe un tecnico! »
« mentre se ne va tutta la vacanza… »
« e… a non saperla non si sta a posto! »
« e pensare.. ne basterebbe poca…
…assai poca... »

*

« sai ora noi che facciamo?
mutare! »
« si fa burella di un tempio di marmo,
perché noi siamo i novissimi, vero? »
« …aspetta, che mo’ non se lo ricorda… »
« e non è che l’hanno già fatta tutta?

saremo i primi a far le cose ultime! »

*

« lui poi è tanto tommaso che sai
qual è la sua brama di trasformarsi? »
« ho capito! del genere: le mani
di arturo biemme se suona ludwig van! »
« del tipo… ma naturalmente è:
strapiombo e cima della nobildonna! »

*

tu scuoti troppo quel lembo: la lingua
riferisce un’angiola alla poetessa e
senza fatica si eleva, la spada
a trifide la candida svagina e
non proferisce minaccia, rammenta:
sai bene che abusi del guazzabuglio
arranca la meschina per rispondere:
« giuro: credevo fosse volontà
panica e indomabile per noialtre
consolarci in due musiche di chiacchiere… »
consolarvi!?!?
ma questa è penitenza!

*

« stigmatizzi alcuno che zirli mio
tordo accartocciato al consunto trespolo?
non sei forse ingiusto coi tuoi colleghi? »

… migriamo…

*

è detto: l’accaduto più mondiale
di tutti? è il trasogno sigillato
dopo le solite ore al travaglio:
il dovere è una donna, che baciarlo
può solo elevarci l’aspettativa
di vita-

per questo dalla bassa festeggiamo
e t’invitiamo a godere di tutto,
come un futuro fatto roseo d’alzi
e rialzi ci sprona e quasi sveglia
poiché
nel fondo -è scienza- sta capovolta
diablissima una pressione pazzesca.
qui, dove si è soltanto negando,
siamo il vero punto verso cui tutto
anela

*

tra i solchi nel terreno, tra i prodigi
e l’impotenza, tra ciuffi di tuberi,
stropicciandoti poco gli occhi bigi
ami l’aitanza tua
-e con gli esuberi
ch’hai d’amori -entri e ti chiami fuori

*

(stacchetto)
*

certo che a luce fusa la goduria
è più chimica del tuo membro intento,
ma con lampare sparate alle intorte
budella un gusto s‘aggiunge dall’occhio
tra le pelurie e i fetori sessuali:

e poi chi osa:
insomma- come disse pasolini:
starsene vivi o no è la stessa cosa

* *

A B A
poesiole dell’apprendistato

in tre cantiche:
(in limine)
(prologhetto)
attacco
(fuori programma)
(stacchetto)

avvento
azzozza